Sempre più le ricerche e scoperte a livello tecnologico e farmaceutico stimolano la riflessione filosofica e sociologica, delineando nuovi scenari.
Uno di questi è il cosiddetto “movimento trans e postumano”. Il movimento transumanista nasce sulla scorta delle scoperte e applicazioni in ambito digitale e biotecnologico, in particolare dalla confluenza di quattro direttrici di ricerca: la nanotecnologia, la biotecnologia, l’informatica, le scienze cognitive; il tutto compendiato dalla sigla Nbic. La trasformazione sociale e umana è, e sarà, importante e veloce. Nell’età della tecnica la domanda di senso sarà radicalmente diversa, perché non più provocata dalle gioie o dolori della vita, ma dal fatto che la tecnica rimuove ogni senso che non si risolva nella pura funzionalità dei suoi apparati: la vita e il mondo appariranno miserevoli perché privi di significato. In questo scenario le dipendenze avranno nuovi spazi come tentativo di modulare gli stati emotivo-relazionali negati e rimossi dalla tecnica. Quali dovranno quindi essere i percorsi di cura? Se il disagio non origina dall’individuo ma dal suo essere inserito in uno scenario, quello tecnico, di cui gli sfugge il significato, allora il problema diviene la comprensione; perciò quali strumenti terapeutici, relazionali e filosofici occorre mettere in gioco per orientarsi in un mondo il cui senso, per l’uomo, si sta facendo sempre più recondito e nascosto?
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