Autonomia, welfare di comunità e psichiatria di comunità, dialogo aperto, budget di salute, attenzione ai giovani: tutte buone prassi per il futuro Piano sociale e sanitario della Regione Emilia-Romagna
di Michela Trigari
BOLOGNA - C’è anche l’innovazione nel campo della salute mentale tra i temi oggetto di discussione all’interno di quel cammino che porterà, entro il 2022, alla definizione del nuovo Piano sociale e sanitario della Regione Emilia-Romagna. Il suo viaggio è partito con la presentazione di un documento preliminare a terzo settore, università, organizzazioni sindacali, mondo cooperativo ed esperti e con un percorso di ascolto che porterà alla costruzione, insieme al territorio, del testo finale. Dialogo, riflessioni, confronto, esperienze regionali e non, appartenenze e professioni diverse, hanno toccato anche il tema della salute mentale o, meglio, di come si possa fare innovazione in questo settore. Lo hanno fatto il 10 maggio con un incontro online organizzato dalla Regione Emilia-Romagna in cui ha partecipato anche lo psichiatra Peppe Dell’Acqua, promotore del Forum Salute Mentale, che ha parlato dell’importanza delle equipe multiprofessionali e della continuità tra “dentro e fuori” i luoghi della salute mentale.
Tra le buone prassi presentate ci sono l’esempio di Cascina Clarabella, una una cooperativa sociale bresciana che si occupa di inserimento lavorativo per persone con disabilità psichica e fisica, la psichiatria di comunità sperimentata, sempre nel bresciano, da Recovery.net (uno spazio ponte tra i servizi, il territorio e il Terzo settore per favorire la partecipazione degli utenti), il budget di salute (costituito da risorse individuali, familiari, sociali e sanitarie volte a migliorare il benessere della persona nell’ottica di un possibile recupero), l’approccio terapeutico “dialogo aperto” (che coinvolge l’intero nucleo familiare, la rete di relazioni dell’utente e i servizi presenti sul territorio, con la disponibilità a incontrarsi al domicilio del paziente) e i servizi per i primi esordi psicotici nei più giovani. Su tutti: l’Unità prevenzione e interventi precoci dell’Asl Roma 1, rivolta alla fascia età 14-25 anni, “Le reti che curano” e Rete Dora, realizzati a Torino da Progetto Muret e associazione Arcobaleno per i giovani tra i 18 e i 30 anni.
Infine, non sono mancate le critiche: «Come si conciliano, però, i “bei discorsi” con la carenza di psicologi e terapisti della riabilitazione psichiatrica e la difficoltà delle famiglie, spesso divenute anziane, che convivono con un figlio sofferente?», ha fatto notare Mirella Coiro dell’Associazione italiana tutela salute mentale. Ma non sono mancate nemmeno le proposte: come una maggiore attenzione alle storie di guarigione nei percorsi formativi di tutti i professionisti della salute mentale, come l’inserimento degli assistenti sociali nei Centri di salute mentale dell’Emilia-Romagna (attualmente assenti) e come il maggiore contributo che gli utenti esperti in supporto tra pari possono dare all’interno dei servizi psichiatrici.