Storia di Lucas, tra disagio mentale, misure alternative al carcere e lavoro in cooperativa

Una vicenda reale raccontata da Raphael Decerf, vicepresidente della cooperativa bolognese Agriverde, e dall'autrice di questo articolo

di Simona Gotti

BOLOGNA - Ho conosciuto Lucas - il nome è di fantasia - prima di iniziare a lavorare in Agriverde (mi occupo di accoglienza all'arrivo delle persone). Lo avevo incontrato in occasione di alcune visite ai musei cittadini organizzate dall'associazione Cristina Gavioli. Come esperta in supporto tra pari avevo fatto io stessa da conduttore nelle visite. Poi, partecipando a una ricerca sulla valutazione dei livelli umanizzazione delle strutture sanitarie e socio-sanitarie in salute mentale organizzata dal DSM-DP di Bologna - tre anni di progetto in periodo covid - ho conosciuto il suo caso (naturalmente anonimo). Ho ricollegato solo dopo il caso alla persona. 

Lucas beneficia delle misure alternative al carcere e lavora in una cooperativa. Ha alle spalle un percorso lungo e complesso che vede coinvolti diversi sistemi organizzativi, dalla giustizia alla salute mentale, e varie strutture deputate, dalla Rems (Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza) al Centro di salute meltale fino alla Residenza sanitaria a trattamento socio-riabilitativo estensivo, ma anche il Terzo settore con le sue associazioni e le cooperative sociali che si occupano di reinserimento lavorativo.

Abbiamo chiesto a Raphael Decerf, vicepresidente della cooperativa bolognese Agriverde, di raccontarci la storia di questa persona.

Chi è Lucas? Quali mansioni svolge in cooperativa?
Lucas è un ragazzo giovane, che tiene molto alla sua estetica e alla cura di sé. È solitamente sorridente, riconoscente e felice di stare assieme a chi gli dimostra affetto. Ha un bel fisico robusto, braccia giuste per l’agricoltura. Gli piacciono gli anelli, le collane, i piercing e ha qualche tatuaggio. Arriva dall'Europa dell'Est, ha diversi fratelli e l’immagine del suo papà come esempio: muscoloso, autorevole, padre di famiglia. Vorrebbe avere una fidanzata, sposarsi e avere dei figli. Èassunto in Agriverde con un contratto stagionale in Agricoltura (avventiziato). Lavora tre giorni a settimana insieme a un collega e si occupa di manutenzione del verde pubblico.

Come e quando è arrivato in cooperativa? Quali servizi l'avevano in carico?
La segnalazione di Lucas è arrivata nel 2019 da parte della Rems in cui era detenuto da pochi mesi, attraverso la co-progettazione del Budget di salute. Al momento del reato era un giovane senza fissa dimora. Al suo ingresso in Rems presentava una grave sintomatologia psicotica con deliri e allucinazioni, oltre a una dipendenza da sostanze, un quadro cognitivo un po' deficitario e qualche difficoltà con la lingua italiana. Dopo pochi giorni in Rems, Lucas si allontana dalla struttura spinto da astinenza. Rientra il giorno successivo, dopo essersi costituito volontariamente alle forze dell’ordine. 

Quale è stato il suo percorso terapeutico riabilitativo?
L’inizio del suo percorso terapeutico riabilitativo è stato marcato da oscillazione dell’umore, irritabilità, chiusura in sé. Progressivamente, assumendo con regolarità e costanza la terapia farmacologica, Lucas inizia a stare meglio, sente meno le voci, le allucinazioni diminuiscono e comincia a partecipare attivamente a quanto gli viene proposto. Viene inserito nell’attività di orticoltura e manutenzione del giardino interni alla Rems e piano piano si crea un rapporto di fiducia con l’operatore che segue queste attività. Successivamente viene avviato un tirocinio formativo presso la sede di Agriverde, con accompagnamento sia all'andata che al ritorno. Tutto questo per permettere un reinserimento lavorativo una volta terminato il periodo di limitazione della libertà.

Lucas è ancora detenuto nella Rems?
No. Lucas è stato dimesso nel 2022, dopo poco più di due anni, per entrare in una Residenza sanitaria a trattamento socio-riabilitativo estensivo. All'inizio il cambiamento è stato difficile e disorientante, ma grazie al suo tirocinio in Agriverde e al supporto del Centro di salute mentale di Bologna, Lucas ha dimostrato, per i seguenti quattro anni, motivazione, capacità di adattamento, capacità di apprendimento e fiducia in tutto il suo percorso di cura. Oggi è stato assunto dalla nostra cooperativa.

Luci e ombre, punti forza e debolezze del percorso di Lucas?
Le ombre risiedono nel quadro complesso ed estremamente fragile della sua personalità. Gli mancavano una dimensione affettiva importante, un contesto di vita sicuro e strutturato, la possibilità di essere valorizzato nelle sue risorse e competenze. Il primo punto di forza è stata la sua capacità di riconoscere di potere star meglio, di avere la possibilità di guardare a un nuovo futuro, cogliendo l’opportunità di attingere ai suoi diritti ma anche ai suoi doveri. Il secondo punto di forza è stato, ed è tutt'ora, l’eccellente lavoro di équipe da parte di tutte le persone afferenti al suo percorso di cura.

Ora come va? E dopo? Quali sono i prossimi passi?
Oggi sconta un'altra misura di sicurezza per un reato precedente. A marzo 2027 dovrebbe tornare a essere un libero cittadino. Ora è inserito in un gruppo appartamento. Bisogna continuare a lavorare sulla parte formativa per garantirgli sempre più giornate in cooperativa, sulle sue autonomie, sulla gestione del denaro e sulla gestione della casa e della vita quotidiana al fine di inserirlo un poco alla volta in una situazione abitativa autonoma.

Qual è la situazione, in generale, dei percorsi di persone con disagio psichico che scontano misure alternative al carcere?
Dalla mia esperienza, è fondamentale individuare risorse, competenze, bisogni e desideri delle persone che prendiamo in carico. Individuare e costruire insieme a loro un contesto sicuro e protetto in cui possano iniziare a esprimere le loro capacità, ma anche le difficoltà, le emozioni, i pensieri. Avviare un percorso di fiducia reciproca e un rapporto relazionale significativo, chiaro, trasparente. Non sottovalutare mai la vulnerabilità e la fragilità delle situazioni, valutando sempre i rischi in cui si può incorrere, i periodi di stallo, l'equilibrio precario. Senz’altro sono percorsi che possono raggiungere ottimi risultati, ma vanno operati sul lungo termine, osservati e costantemente monitorati.

Concludo con un mio aneddoto, come autrice di questo articolo coinvolta direttamente nei fatti appena raccontati... Da quando Lucas è stato assunto in cooperativa lo sento solo per la prenotazione dei pasti in mensa. Ha capito subito come funziona, e soprattutto che non si deve chiamare tra le 7.30 e le 8 di mattina... Purtuttavia, ogni tanto lo fa: in passato non poteva avere il telefono, quindi per me ci stà.

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

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