Crescono gli Esperti in supporto tra pari in ER. Lo rileva la Mappatura 2025
Sono 205 gli ESP attivi in Emilia-Romagna, con un incremento complessivo dell’11,4% rispetto al 2022. Ma ad aumentare sono soprattutto le collaborazioni occasionali
di Aurora Franciosa
REGGIO EMILIA - Crescono in Emilia-Romagna gli Esperti in supporto tra pari (ESP), figure che affiancano gli operatori sociali e sanitari mettendo a disposizione la propria esperienza di sofferenza psichica e di ripresa. Il loro contributo nasce dall’aver attraversato in prima persona il disagio mentale e trasformato quell’esperienza in una competenza utile per accompagnare altre persone nCrescono gli ei percorsi di recovery.
Sono 205 gli ESP attivi sul territorio regionale nel 2025, con un incremento dell’11,4% rispetto al 2022. L’evoluzione registrata non riguarda soltanto l’aumento del numero, ma soprattutto il cambiamento del loro ruolo: il supporto tra pari non è più considerato un’attività complementare, ma viene sempre più spesso integrato nella quotidianità dei servizi. Diminuisce inoltre il ricorso al volontariato, segnale di un progressivo spostamento da una dimensione di testimonianza a una competenza sempre più definita, costruita attraverso formazione, supervisione e lavoro d’équipe.
Per quanto riguarda le modalità di inserimento, però, aumentano le collaborazioni flessibili e le prestazioni occasionali: una scelta che, se ha favorito l’avvio di nuove esperienze nei diversi territori, evidenzia anche la mancanza di strumenti contrattuali strutturati e duraturi.
Osservando la distribuzione degli ESP nelle diverse province emerge una realtà regionale in cui i territori hanno sviluppato modelli organizzativi differenti nell'interpretarne il ruolo. Le differenze riguardano le modalità di reclutamento, l’inquadramento contrattuale e le attività affidate. In alcune realtà gli ESP partecipano stabilmente alle équipe multidisciplinari, in altre il loro coinvolgimento resta legato a progetti specifici o a collaborazioni temporanee.
A Bologna il Recovery College ha consolidato un modello formativo basato sull’apprendimento reciproco tra utenti, familiari, operatori ed Esperti in supporto tra pari. Si tratta di una “scuola della recovery” in cui il confine tra chi cura e chi è curato si attenua: le diverse esperienze diventano parte di un percorso comune di conoscenza e gestione del benessere.
A Ferrara gli ESP partecipano anche alle attività didattiche dei percorsi universitari dedicati alla salute mentale, contribuendo alla formazione dei futuri professionisti. Sul piano organizzativo, l’attività degli ESP è in larga parte inserita in un modello strutturato che punta alla professionalizzazione e alla continuità degli interventi, attraverso la collaborazione con la cooperazione sociale.
Reggio Emilia ha investito soprattutto sulla presenza territoriale degli ESP, che operano non solo nei Centri di salute sentale ma anche in contesti domiciliari, scolastici e di inclusione sociale. Una scelta che riflette una visione del disagio psichico come responsabilità condivisa tra servizi e comunità.
A Modena gli ESP gestiscono l'accoglienza e i gruppi nei Centri diurni, occupandosi anche di supporto domiciliare. L'innovazione principale è il Laboratorio Educare realizzato in sinergia con l'Università, che forma "pazienti formatori" per docenze e convegni. La continuità è garantita da una convenzione solida con il Dipartimento di Salute mentale.
Parma segue invece la "Filosofia del Fareassieme", utilizzando gli Esperti in supporto tra pari nella gestione di gruppi di auto mutuo aiuto e in attività di ascolto telefonico, accoglienza, sensibilizzazione e promozione della salute mentale nelle scuole.
E se Piacenza ha sviluppato strumenti per valorizzare e valutare l’impatto degli interventi degli ESP, in Romagna l’attenzione è rivolta a superare i limiti legati all'assunzione, che attualmente avviene tramite l'intermediazione di cooperative esterne, e a promuovere il ruolo di questa figura attraverso eventi pubblici e teatro sociale.
Quando queste differenze diventano troppo marcate, il rischio è che la qualità delle opportunità offerte ai cittadini dipenda più dal territorio di residenza e dalla capacità del sistema di rendere l'ESP parte stabile dell’organizzazione dei servizi piuttosto che da una strategia regionale condivisa.
Le priorità che emergono sono chiare. La prima riguarda il riconoscimento professionale: servono modalità di inserimento più omogenee e condizioni di lavoro più stabili. La seconda riguarda la formazione continua: è importante investire in percorsi strutturati nel tempo per trasformare l’esperienza personale in una competenza sempre più utile.
La sfida non riguarda soltanto gli Esperti in supporto tra pari, ma la capacità del sistema sanitario di riconoscere che la qualità della cura non dipende esclusivamente dalle competenze cliniche, ma anche dalla possibilità di costruire relazioni fondate sulla fiducia, sulla partecipazione e sull’esperienza vissuta. È su questo equilibrio che si gioca una parte importante del futuro della salute mentale di comunità.
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