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La solitudine dei caregiver in salute mentale

La solitudine dei caregiver in salute mentale

Marie Françoise Delatour, presidente dell’associazione Cercare Oltre di Bologna: “La diagnosi psichiatrica viene considerata come una disabilità di serie B, anche quando c’è il riconoscimento dell’invalidità al 100%”

di Aurora Franciosa

BOLOGNA - La famiglia di un utente psichiatrico si scontra quasi sempre con una realtà amara. E cioè che “esiste una gerarchia sociale della sofferenza. Una gerarchia in cui la salute mentale viene considerata una disabilità di serie B. Non si scende in piazza con orgoglio per la malattia mentale, considerata ancora quasi una colpa, un difetto di volontà, una fragilità, anche di fronte a una invalidità riconosciuta al 100%. E se nessuno si mobilita, si resta invisibili e soli”. A rappresentare questa sua verità è Marie Françoise Delatour, presidente dell’associazione Cercare Oltre di Bologna. “I caregiver dei pazienti psichiatrici si sentono spesso abbandonati a livello burocratico e legislativo”. Così l'associazione accoglie la fatica invisibile di famiglie che si ritrovano proiettate in questo ruolo. A loro suggerisce di non lasciarsi annullare, di difendere e mantenere comunque una propria vita. “Solo restando integri si può supportare chi soffre”. Ma Cercare Oltre sostiene anche gli utenti e si impegna nella difesa della loro dignità.

Marie Françoise Delatour conosce bene l’argomento: suo figlio Antonio si ammala a 24 anni, una diagnosi di schizofrenia. Antonio però non accetta il proprio crollo e non perdona i genitori per averlo indirizzato ai servizi psichiatrici. Si aspetta un aiuto diverso, non la medicalizzazione. Arrivano i Trattamenti sanitari obbligatori, che vive come un trauma e un attacco alla sua dignità. Sono stati ventiquattro anni di battaglie fino alla sua scomparsa nel 2022, a 48 anni, per un arresto cardiaco.
“Per noi il rapporto con i servizi psichiatrici pubblici si è rivelato una sequenza di appuntamenti sbrigativi. Mio figlio ha cambiato 13 psichiatri. Solo con una dottoressa, che per la prima volta ha accolto anche le richieste di aiuto e il bisogno di chiarimenti e supporto da parte della famiglia, è riuscito a costruire un rapporto di fiducia e collaborazione”. Le risposte dei servizi, prima di allora, erano state quasi una scusa burocratica: “Antonio è maggiorenne, non possiamo dirvi nulla”, racconta la presidente dell’associazione Cercare Oltre.

In questo vuoto di supporto e riconoscimento, Marie Françoise Delatour inventa un modo nuovo di essere madre e caregiver: impara ad ascoltare profondamente suo figlio. “Mi hai accompagnato nel mio buco”, le diceva spesso Antonio. E in quel buco, hanno le conversazioni più vere e profonde. Non lascia che attraversi l’abisso da solo, ma non si intrufola nella sua vita e non gli dice continuamente cosa deve o non deve fare. Sposta il supporto sul piano della protezione silenziosa: risolve problemi burocratici, paga le multe al posto suo, interviene solo in situazioni che Antonio non è in grado di gestire. Concede a suo figlio di essere libero anche nella malattia. L'impegno associativo di Marie Françoise Delalatour è nato per trasformare la sua esperienza privata in un supporto collettivo. E la nostra chiacchierata finisce così: “Io sono fiera di aver avuto Antonio come figlio. È un onore essere stata sua madre”.

Foto di Ciro Palomba su Pexels

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