Per individuare le linee operative e cercare di risolvere i problemi esistenti, all’interno della Consulta regionale per la salute mentale dell’Emilia-Romagna è nato un Gruppo di lavoro sul PTRI. Intervista al coordinatore Silvio Belletti
di Simona Gotti
BOLOGNA - Oggi la parola d’ordine è: la persona al centro della cura. Motivo per cui si parla sempre di più di Progetto terapeutico riabilitativo individualizzato (PTRI), uno strumento per la presa in carico di persone con bisogni complessi (fisici, psichici o sensoriali) finalizzato a recuperare l'autonomia e migliorare la qualità della vita attraverso interventi integrati socio-sanitari. In salute mentale il PTRI è spesso sostenuto dal Budget di salute (Bds), uno strumento che interviene sulla possibilità degli utenti di abitare in autonomia, accedere a formazione e lavoro, partecipare alla vita sociale e di relazione, utilizzando risorse economiche che possono provenire dalla persona in cura o dai suoi familiari, dall’Azienda Usl, da un ente locale o dal volontariato.
Ma non è tutto oro quello che luccica. Il Progetto terapeutico riabilitativo individualizzato, complesso nella sua organizzazione e applicazione, ha richiesto un cambio culturale notevole nella logica dei servizi socio-sanitari, con ampie prospettive di miglioramento. Per individuare alcune linee operative e cercare di risolvere le problematiche esistenti, all’interno della Consulta regionale per la salute mentale dell’Emilia-Romagna è nato un Gruppo di lavoro sul PTRI coordinato da Silvio Belletti di URASAM Emilia-Romagna (Unione regionale delle Associazioni per la Salute Mentale).
Silvio Belletti, qual è il quadro della situazione oggi?
"Il Budget di salute può essere inteso come un mini Progetto terapeutico riabilitativo individualizzato, e la somma dei Budget di salute di una singola persona come l’inizio per costruire un progetto più solido. L’importante è coinvolgere, in questa costruzione, gli utenti interessati. Inoltre la cartella informatizzata Cure, attiva per chi è in carico ai Centri di salute mentale, può dare indicazioni future sulla base dei percorsi passati".
Quali sono le proposte emerse nel documento presentato dal Gruppo di lavoro sul PTRI in Consulta?
"Innanzitutto si tratta di una proposta per individuare alcune linee operative, accompagnata da molti spunti di riflessione. La proposta operativa è quella di partire dalle persone inviate nelle comunità psichiatriche o nei gruppi appartamento per valutare l’appropriatezza tra domanda e offerta rispetto al Progetto terapeutico riabilitativo. Gli spunti di riflessione invece riguardano, in primis, la necessità di un maggiore consenso informato dell’utente. In secondo luogo bisogna iniziare a parlare di “diagnosi utile”, affinché l’utente possa sviluppare più consapevolezza sulla propria malattia e partecipare al proprio percorso riabilitativo. Da ultimo, occorrere aumentare le occasioni di interazioni sociali, i gruppi di auto mutuo aiuto, i percorsi di dialogo e approfondimento anche con il contributo degli ESP (Utenti esperti per esperienza) verificando la possibilità di attività di supporto tra pari".
Nel documento realizzato dal Gruppo di lavoro sul PTRI si accenna anche alla prescrizione e deprescrizione dei farmaci. Ci spiega meglio?
"La prescrizione farmacologica va sempre motivata, informando il paziente sulle scelte di posologia e modalità di somministrazione, sui risultati attesi, sui possibili effetti collaterali, sulla presunta durata del trattamento. Riguardo alla deprescrizione dei farmaci, invece, su indicazione della Consulta regionale per la salute mentale è partito il secondo Audit sull’utilizzo appropriato degli antipsicotici, che si avvarrà dei dati statistici rilevabili dalla cartella Cure. Sul Progetto terapeutico riabilitativo individualizzato siamo comunque speranzosi".
Foto di Mostafa Meraji da Pixabay