L'associazione Ama Hikikomori di Forlì e Bologna organizza, per i ragazzi e le ragazze che cercano di uscire dall'isolamento, gruppi di auto mutuo aiuto, gruppi di parola e giochi di ruolo. E la Regione Emilia-Romagna ha realizzatto Linee di indirizzo su prevenzione, rilevazione precoce ed attivazione di interventi
di Mirko Melandri
FORLI' - Stare in disparte: è questo il significato in italiano della parola giapponese "hikikomori". Oggi viene adottata in riferimento a una persona che affronta un vissuto di ritiro sociale volontario, e ha a che fare con una situazione psicologica complicata.
"Per lo più sono ragazzi giovani - dice la presidentessa dell'associazione Ama Hikikomori di Forlì Marina Mercuriali - ma non solo, che avvertono un senso di inadeguatezza vivendo con difficoltà il clima di forte competitività esistente a partire dalla scuola. Gli istituti non sono sempre accoglienti, spesso vedono gli alunni come vasi da riempire, molti professori hanno un atteggiamento giudicante e non educano al pensiero critico e così l'inclusione e la socialità passano in secondo piano".
Angela Berti, cofondatrice della associazione e responsabile dell'area metropolitana di Bologna, prosegue: "La necessità continua di mettersi in mostra, di essere apprezzati, porta l'hikikomori a chiudersi al mondo che è fuori dalla sua stanza".
Ci sono numerose concause che determinano questa chiusura. "Ad esempio chi è stato vittima di bullismo (che non è solo quello dei compagni, ma a volte anche degli insegnanti) può essere incline al ritiro sociale, chi ha qualche difficoltà a livello di salute mentale, oppure chi ha subito traumi di carattere famigliare come la perdita di un genitore. Di base, l'isolato sociale ha una sensibilità superiore alla media. I ragazzi sono intelligenti, molto sensibili e in un certo senso queste caratteristiche sono le cause del loro male. Il loro disagio parte da dentro ed è irrefrenabile".
In termini numerici, le ultime ricerche parlano di almeno 150 mila persone in Italia colpite da ritiro sociale. Si può iniziare ad isolarsi già dalle elementari, poi i casi aumentano in prima e terza media, alle scuole superiori, nell'approccio all'Università e al mondo del lavoro.
"Per cercare di contrastare questo fenomeno - spiegano le due volontarie dell'associazione Ama Hikikomori - sono stati istituiti tre gruppi di auto mutuo aiuto, uno a Bologna e due a Forlì. Nella città felsinea, in particolare, vengono organizzate giornate in cui si fanno giochi di ruolo tra coetanei: i ragazzi si immedesimano nei personaggi e nelle storie create e pian piano iniziano a vivere anche loro, prima nella loro immaginazione e poi portando questa capacità nella vita reale. A Forlì, inoltre, ci sono dei gruppi di parola per ragazze che, insieme a una psicologa, parlano del loro vissuto guardandosi dentro". Parlare è infatti il primo passo per uscire dall'isolamento e tornare a costruire relazioni.
Inoltre la Regione Emilia-Romagna ha predisposto le Linee di indirizzo sul ritiro sociale per dare indicazioni in materia di prevenzione, rilevazione precoce ed attivazione di interventi di primo e secondo livello.
foto: Alessandro Borsari