Scritto il .

Passare dall'euforia alla depressione

Passare dall'euforia alla depressione

Il disturbo bipolare raccontato da due persone che ne soffrono da anni. E come affrontano la vita tra
consapevolezza della propria malattia e farmaci

di Mirko Melandri


BOLOGNA – Vivere a cavallo tra essere up ed essere down, sentirsi su e poi sentirsi giù. Con
marcate oscillazioni dell'umore, che possono variare da fasi di euforia (o mania) a fasi di
depressione. Questo è il disturbo bipolare, che purtroppo ha un impatto significativo sulla vita
quotidiana, influenzando le relazioni, il lavoro e la socialità. Mirko ed Ennio (nome di fantasia)
conoscono bene il bipolarismo, che li ha fatti soffrire nel corso della loro vita. Ora però, con le
dovute cure farmacologiche e la psicoanalisi, possono dire di stare molto meglio anche se non ne
sono usciti completamente. E sono proprio loro a raccontarsi.


“Il primo episodio in cui sono stato male risale al 1998, in occasione della morte della nonna
paterna a cui ero molto legato – dice Mirko –. La difficile elaborazione del lutto mi provocò una
depressione che provai a vincere con l'aiuto di antidepressivi e di una seduta di terapia sistemica
insieme alla mia famiglia. Se il problema si fosse limitato solo a quell'episodio, la diagnosi non
sarebbe stata quella attuale. Invece subentrò una fase maniacale in cui spesi molti soldi in maniera
incontrollata, inoltre ero iperattivo e con tante idee confuse”.


Anche la storia di Ennio è abbastanza simile: “Non ho mai avuto problemi fino al 1998 quando
sono caduto, di punto in bianco, a 30 anni, in una depressione profonda. Andai da uno psicologo,
che conosceva mio padre, ma non ricevetti subito una diagnosi. Mi prescrisse una cura per farmi
stare meglio e riuscii a non passare più periodi tristi alternati a periodi euforici, restando stazionario.
Dopo un po’ però ho deciso di iniziare una terapia psicoanalitica fino ad arrivare, nel 2017, a una
buona consapevolezza di me stesso. Ho cambiato vari farmaci, perché ad alcuni risultavo allergico,
ma ad un certo punto, seguendo consigli sbagliati, ho deciso di abbandonare la loro assunzione e,
dopo tre mesi di mancanza, sono stato ricoverato in ospedale perché non stavo psicologicamente
bene”.


“Restando sul tema delle medicine – interviene Mirko –, io le assumo regolarmente da anni e non
mi sognerei mai di smettere. È chiaro che non si guarisce solo assumendo farmaci, ma tengono la
patologia sotto controllo e tutto sommato ti fanno stare meglio. Nello specifico, prendo due
stabilizzatori dell'umore. Ma uno di questi, se non è dosato bene, diventa tossico. A me è successo
due volte che il dosaggio fosse troppo alto, con effetti collaterali come tremori alle gambe e alle
mani. Comunque sono sempre stato monitorato da psichiatri: ne ho cambiati cinque, ma con loro
non potevo esprimermi più di tanto e allora ho deciso di andare da uno psicologo a Faenza e mi sto
trovando bene”.


Ennio è seguito dal Centro di salute mentale di Imola, che gli dà appuntamento ogni mese. “Il
disturbo bipolare è una malattia, come il diabete, ma la differenza è lo stigma. Se una persona mi fa
un affronto legato al tema della sanità mentale, prima ci rimanevo male mentre ora non mi interessa
più”, dice. “Anche a me sono capitati episodi di stigma sia sul lavoro sia in famiglia che mi hanno
fatto molto male – continua Mirko –. Sentirsi dire ‘quello è un matto che entra ed esce dai servizi di
psichiatria’, oppure ‘è meglio quando sei depresso perché almeno non fai danni’ sono espressioni
difficili da accettare”.

Parliamone Insieme
il sito della Consulta regionale per la Salute Mentale dell’Emilia-Romagna


Associazione Arte  e Salute APS
Via de’ Griffoni 4
40123 Bologna
P.iva e cod. fiscale 02049631209

Redazione
c/o La Casa di Tina
Via di Corticella 6
40128 Bologna
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Si ringrazia la Regione Emilia-Romagna

Privacy Policy Cookie Policy