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Gli Esp si raccontano al Museo della Psichiatria di Reggio Emilia

Gli Esp si raccontano al Museo della Psichiatria di Reggio Emilia

Due chiacchiere con Giorgio e Antonella, due esperti in supporto tra pari che portano la loro testimonianza alle scolaresche - e non solo - durante le visite guidate

 di Simona Gotti

REGGIO EMILIA - “È sempre una bella esperienza vedere i volti degli studenti e dei professori che ti ascoltano, si emozionano e sono interessati”, racconta Antonella. A Giorgio, invece, piace pensare di “poter incidere sulle coscienze di questi ragazzi e, visto che loro saranno il mondo di domani, far si che anche grazie a noi maturi in loro una consapevolezza e un atteggiamento più aperto ed evoluto nei confronti della salute mentale”. Giorgio e Antonella sono due esperti in supporto tra pari (Esp) che portano la loro testimonianza alle scolaresche - e non solo - durante le visite guidate al Museo di Storia della Psichiatria di Reggio Emilia.

Il progetto è nato verso il 2008, all’epoca si chiamava "Oltre lo stigma", e gli incontri con le scuole avvenivano nella Biblioteca Carlo Livi. Dopo parecchi anni gli incontri si sono spostati nel Museo di Storia della Psichiatria. Ora il progetto è inserito nella convenzione che l’associazione Sentiero Facile ha con l'Ausl di Reggio Emilia, che ha permesso di retribuire il contributo professionale dei facilitatori/Esp con modalità di prestazione occasionale oppure tirocinio.

Giorgio è diventato Esp/facilitatore nel 2012. “Mi piace molto quello che faccio: per me è anche una sorta di riscatto e poi, senza dubbio, ha favorito e completato il mio percorso di recovery, accrescendo anche la mia autostima. Inoltre lavorare con le persone è molto gratificante e coinvolgente, ci devi mettere cuore, anima e cervello”, dice dall'alto della sua lunga esperienza di malattia, di cura e di benessere acquisito. Attualmente fa prevalentemente incontri con le scolaresche di terza quarta e quinta superiore al Museo di Storia della Psichiatria, in cui racconta la sua personale storia di vita parlando anche dell'esperienza come Esp, di salute mentale in generale e di società. “Anni fa l'atteggiamento dei ragazzi era diverso, erano più distratti e forse meno partecipi; viceversa negli ultimi tempi gli studenti sono più attenti e anche i loro professori sono più interessati. Mi piace pensare che ne escano tutti più arricchiti”.

Sono ormai quasi tre anni, invece, che Antonella porta la sua testimonianza al Museo di Storia della Psichiatria, “e ogni volta è sempre diverso”, racconta. “Ho scelto questa strada per contrastare lo stigma, per aiutare a sensibilizzare la gente, per dare speranza agli utenti, per mostrare con occhi diversi la salute mentale e soprattutto perché il mio dolore non deve andare disperso. Una volta una ragazza mi si avvicina, mi abbraccia piangendo, dicendomi che anche sua madre aveva problemi di salute mentale, ringraziandomi perché le avevo dato punti di riferimento a cui rivolgersi e nuova speranza. Succede spesso che ragazzi si commuovano, ci facciano domande e che anche i professori si emozionino. Per noi Esp mettersi a nudo davanti a persone sconosciute non è scontato, ma abbiamo acquisito nel tempo il necessario distacco".

Queste testimonianze presso il Museo di Storia della Psichiatria fanno parte del laboratorio "Diverso da chi", che prevede, per le ultime classi delle scuole superiori, “la visita guidata al museo, ai suoi ambienti, agli allestimenti, ai graffiti incisi dai pazienti, e l'incontro con gli esperti in supporto tra pari che parlano della propria esperienza di ripresa dalla malattia e del loro impegno professionale e sociale”, conclude Rosaria Ruta, psichiatra, psicoterapeuta e fondatrice dell’associazione Sentiero Facile di Reggio Emilia.

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