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Che cosa significa sentire le voci?

Che cosa significa sentire le voci?

Un pomeriggio insieme al gruppo di auto mutuo aiuto “Uditori di voci” di Imola. E il racconto di Luigi, dagli esordi di questa patologia psichiatrica fino a oggi e alla speranza di approdare a un benessere definitivo

di Mirko Melandri

IMOLA - Busso alla porta della saletta gestita dall'associazione E pas e temp alle 14,05 di un lunedì non qualsiasi. Sento delle voci che mi dicono “Avanti”. Entro e vedo sei-sette persone che mi salutano e, a quel punto, può iniziare la seduta del gruppo di auto mutuo aiuto “Uditori di voci” di Imola. Vado al gruppo, anche se non ho questo disturbo, perché conosco tutti partecipanti e sono comunque curioso di approfondire l'argomento. Il facilitatore, Stefano Cavallini, si sofferma su vari temi e coinvolge le persone facendo domande mirate. C'è chi sente la voce del figlio, che, a un certo punto, intima di aprire tutti gli armadi della sala. Poi c'è chi sente la voce del babbo e della mamma che lo esortano a fare il bravo. Due ore passano in fretta, e quello che si è detto rimane lì. Poi si chiude andando a fare due chiacchiere al bar in compagnia.

Il gruppo, facente parte dell'associazione di promozione sociale “Rete italiana Noi e le Voci”, nasce il 14 febbraio 2006 dopo aver conosciuto Ron Coleman a Casalecchio di Reno (Bologna) l'anno prima. In quei giorni si teneva un convegno sul tema “Comprendere e affrontare le voci insieme”. Trovarsi con altre persone diventa un'esigenza per sentirsi meno soli e per confrontarsi, cercando di trovare insieme strategie per aiutarsi l'uno con l'altro e per stare meglio.

Le persone che entrano nel gruppo sono accolte senza pregiudizio, vengono ascoltate e sono messe a proprio agio, con la disponibilità al confronto e al racconto della propria esperienza. Tra di loro c'è Luigi (nome di fantasia). “Iniziai a sentire le voci alla fine del 1999. Non ne avevo mai sentito parlare, quindi rimasi molto sorpreso rispetto a questo fenomeno. In quel periodo ero ateo e pensavo che tutto fosse riconducibile a satelliti e macchine, ma poi, dopo un anno e mezzo e alcuni libri di religione letti, mi sono convertito al cattolicesimo e ho iniziato a considere le voci sotto un'altra ottica”.

Luigi racconta gli esordi legati a questa patologia. “Sentivo le voci di tutte le persone che avevo conosciuto nei miei 22 anni precedenti in forma telepatica. All'inizio erano tre ma, dopo pochi giorni, si sono estese a macchia d'olio. Per sei anni sono state a carattere persecutorio, cattive. Ma poi, dal 2005, sono diventate di compagnia, molto più sopportabili. Ho anche sensazioni fisiche importanti che sono da attribuire alle voci. Le forme in cui si manifestano sono ossessioni, fobie, affaticamenti inspiegabili”.

“Ho iniziato a frequentare il gruppo auto mutuo aiuto dal febbraio 2007 e da lì è iniziata la mia vita sociale. Prima avevo passato una fase cupa d'isolamento in cui c'erano solo i miei genitori, mio nonno e lo psicoterapeuta”. Da quel momento Luigi è rinato: “Condividere con altre persone questa problematica mi ha fatto capire che non ero solo. Prima credevo di essere l'unico al mondo a sentire le voci, ma poi ho scoperto che il 4% della popolazione è nella mia condizione”.

“Gigi” spiega il suo ritorno alla vita attiva: “Pian piano ho intrapreso delle attività e sono riaffiorate le passioni. Tuttora sono nella compagnia teatrale Exit, sono stato in un gruppo in cui si suonano le percussioni, ho svolto due tirocini come esperto in supporto fra pari a Cuberdon e alla comunità diurna, sono andato in piscina. Insomma, ho preso in mano la mia vita che è diventata appagante”.

Tornando al periodo oscuro, Luigi dice che è stato come se le sue passioni per la storia e per l'arte si fossero congelate. "Non vedevo neanche più il telegiornale. Ero in un momento che chiamavo 'Inferno'. Poi, con la seconda fase, sono passato in Purgatorio e ho ripreso ad avere un legame con l'esterno. Ho fatto anche tanti viaggi per andare in vacanza. Ho iniziato a stare meglio e ora posso contrattare con le voci per mettermi d'accordo per avere un'esistenza sempre più positiva”.

Citando la Divina Commedia di Dante Alighieri, manca ancora un canto: il Paradiso. "Non vorrei che fosse troppo, ma ho la speranza che le voci possano approdare a un benessere ulteriore e definitivo. Posso dire di anelare al Paradiso, se non in questo mondo, nell'al di là”.

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