Messe a punto quest’anno dalla Regione Emilia-Romagna per la presa in carico dei pazienti nei Dipartimenti di Salute mentale e Dipendenze patologiche, contengono una serie di raccomandazioni utili per il percorso di cura
di Michela Trigari
BOLOGNA – Non giudicare il paziente e accoglierlo con empatia, orientarlo all’empowerment e allo sviluppo delle proprie capacità personali, condividere con lui gli obiettivi terapeutici e le responsabilità reciproche nel progetto di cura, infondere speranza nella prognosi e nell’efficacia delle opzioni di trattamento, prevedere un piano di crisi, lavorare in équipe tra psicologi, psichiatri, infermieri, educatori, tecnici della riabilitazione e le altre figure professionali non sanitarie che ruotano attorno al paziente. Sono gli elementi cardine delle “Linee di indirizzo regionali per il trattamento del disturbo borderline di personalità nei Dipartimenti di Salute mentale e Dipendenze patologiche” messe a punto dalla Regione Emilia-Romagna quest’anno.
Tutta una serie di «raccomandazioni di cura che abbracciano in primis la terapia dialettico-comportamentale, che danno priorità agli interventi di tipo psicosociale (dalla psicoterapia alla psicoeducazione fino al consolidamento delle abilità acquisite per implementare le capacità di regolazione delle emozioni) e che si basano sul principio della stepped care, ossia la gradualità degli interventi a seconda della gravità del disturbo», spiega Michela Sanza, direttore del Servizio Salute mentale e Dipendenze patologiche dell’Ausl Romagna, tra i fautori delle Linee di indirizzo regionali insieme alla psicologa e psicoterapeuta Cristina Loddo. «Inoltre, è importante offrire interventi sia individuali sia di gruppo, prevedendo anche momenti di consulenza telefonica».
Il disturbo borderline di personalità è un disturbo mentale che inizia nella tarda adolescenza o nella prima età adulta e si caratterizza per una marcata disfunzione del Sé, del funzionamento interpersonale e della regolazione emotiva. Gli adolescenti spesso ricorrono all’autolesionismo o a tentativi di suicidio. Si tratta di un disturbo abbastanza frequente nelle persone trattate dai servizi territoriali (circa il 12% degli assistiti dai Centri di salute mentale, il 20% dei pazienti ospedalizzati e dei pazienti inseriti nelle residenze riabilitative a medio-lungo termine), molto spesso presente in comorbilità con altri disturbi psichici come i disturbi dell’umore (nel 50% dei casi) e i disturbi da uso di sostanze (nel 60-70% dei casi). «Per questo sono necessarie anche azioni di prevenzione nei contesti giovanili, in quelli a rischio e nei servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza», continua il dottor Sanza.
Secondo le Linee guida, “la famiglia va possibilmente coinvolta nel percorso di cura in quanto migliora significativamente le ricadute, le ospedalizzazioni, il ricorso alla residenzialità, il processo di recovery”. Ma è fondamentale strutturare anche interventi rivolti ai familiari: interventi di supporto, di mutuo-aiuto o di psicoeducazione, perché i genitori, i coniugi, gli amici subiscono l’instabilità emotiva e relazionale dei propri cari, i comportamenti rischiosi o suicidari, la rabbia intensa e si sentono spaventati, frustrati e con un elevato livello di distress.
Al momento nessuna terapia farmacologica è stata approvata per il trattamento a lungo termine di questo disturbo. Quindi “la terapia farmacologica non dovrebbe essere usata specificamente per il disturbo borderline di personalità o per le sue dimensioni sintomatologiche, ma dovrebbe venire considerata quando sono presenti in associazione anche altri disturbi mentali, come per esempio la depressione maggiore, gravi stati d’ansia, i disturbi dell’alimentazione. Il ricovero ospedaliero delle persone che soffrono di disturbo borderline di personalità, invece, va preso in considerazione solo nei casi in cui il trattamento dello stato di crisi comporti, per il paziente o per gli altri, rischi tali per cui non esiste alcun altro luogo idoneo al trattamento, e deve essere focalizzato sulla dimissione”, si legge nel documento di indirizzo.
Le “Linee di indirizzo per il trattamento del disturbo borderline di personalità nei DSM-DP” della Regione Emilia-Romagna raccomandano, infine, un percorso di cura con una durata definita, concepito per fasi consequenziali, ognuna con obiettivi specifici, concreti e che seguono una gerarchia di priorità. Un percorso di cura che dia grande rilevanza alla responsabilizzazione e alla partecipazione del paziente. Lo scopo finale, infatti, è il suo recupero: non solo sul piano clinico (assenza o riduzione della sintomatologia), ma soprattutto sul piano socio-relazionale, lavorativo e di autonomia personale.
Scarica le Linee di indirizzo regionali per il trattamento del disturbo borderline di personalità (PDF)
(Allegato alla circolare n. 4 del 02/05/2024 della Direzione Generale Cura della persona, salute e welfare della Regione Emilia-Romagna)