È l’obiettivo delle nuove Linee programmatiche sulla residenzialità dei Servizi di Salute mentale adulti, Dipendenze patologiche e Neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza della Regione Emilia-Romagna
di Michela Trigari
BOLOGNA – No all’idea di residenze psichiatriche come “case per la vita”. Il loro obiettivo, infatti, dovrebbe essere quello di riabilitare gli utenti in modo da ricollocare le persone nel proprio contesto di vita, diventando parti attive in quel percorso di transizione che, se consentito dalle condizioni cliniche dei pazienti, porti alla conquista di una vita autonoma e indipendente. Questo, e altri scopi, sono contenuti nelle Linee programmatiche sulla residenzialità dei Servizi di Salute mentale adulti, Dipendenze patologiche e Neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza della Regione Emilia-Romagna. Pubblicate a luglio, la finalità ultima di tutto il documento è quella di definire una residenzialità orientata alla recovery (cioè al recupero) che ampli il proprio intervento a tutti gli “assi” fondamentali per l’inclusione, compresi il lavoro e le relazioni sociali.
L’Emilia-Romagna può contare su un’ampia presenza di strutture residenziali e semiresidenziali, pubbliche e private: 412 strutture nel 2023, per un totale di 5.556 posti letto. Le strutture destinate alla salute mentale degli adulti sono 300, per un totale di 3.118 posti letto; quelle dedicate al trattamento delle dipendenze patologiche sono 105, per un totale di 2.352 posti letto; quelle riservate alla neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza sono sette, per un totale di 86 posti letto. Queste strutture assorbono il 55% delle risorse dei servizi di Salute mentale, circa 157 milioni di euro nel 2023, ma interessano solo l’8% degli utenti che entrano in contatto con i servizi. Inoltre, la durata della permanenza nelle residenze è elevata: il 37,6% dei pazienti va oltre i 2 anni, mentre il 19,3% supera i 5 anni di soggiorno. In molti casi le degenze evolvono in un’istituzionalizzazione vera e propria.
Questi dati “evidenziano la necessità di rivedere e innovare il sistema di cura residenziale, considerato l’aumento dei disturbi mentali e delle dipendenze, soprattutto tra i giovani, e l’urgente bisogno di adattarsi a queste nuove sfide. Ciò implica una riflessione critica sull’efficacia delle attuali modalità residenziali e semiresidenziali, con un’attenzione particolare alla personalizzazione dei percorsi terapeutici e alla promozione della ripresa personale e dell’inclusione sociale. Nonostante il consistente investimento economico nel settore, ci sono ancora diverse sfide da affrontare”, ha commentato Luca Baldino, capo della Direzione Cura della persona, salute e welfare della Regione Emilia-Romagna.
Le nuove Linee programmatiche regionali sulla residenzialità in Salute mentale, Dipendenze patologiche e Neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza puntano proprio a questo: mirano prima di tutto al miglioramento della qualità delle strutture, al monitoraggio costante dei programmi avviati e a nuovi criteri di accreditamento, ma anche e soprattutto alla deistituzionalizzazione dei pazienti e a un minore ricorso a nuove istituzionalizzazioni, alla riduzione dei tempi di permanenza nelle strutture e dei tempi di attesa per accedere a un programma residenziale, al ricorso a strumenti innovativi come il Budget di salute (un modello organizzativo che mette le persone al centro dei processi di intervento per raggiungere un maggior livello di benessere e funzionalità) e all’incremento di nuove soluzioni abitative come il cluster housing, la coabitazione e l’inserimento etero familiare di adulti.
Linee programmatiche E-R sulla residenzialità in Salute mentale, Dipendenze patologiche e Neuropsichiatria infantile