Ne ha parlato Ornella Bettinardi, dirigente psicologo-psicoterapeuta del DSM-DP dell’Ausl Piacenza, nell'incontro di giugno della Consulta regionale per la Salute Mentale dell’Emilia-Romagna
di Simona Gotti
BOLOGNA - Cosa si intende per ricaduta? In riferimento alle psicosi, la letteratura definisce “la ricaduta come il ritorno o la riacutizzazione dei sintomi, facilmente associati con alti distress emozionali e con un peggioramento del funzionamento sociale”. La ricaduta demoralizza e alimenta la sensazione di sentirsi intrappolati dalla malattia: i pazienti non si considerano in grado di prevenirla, manifestando spesso ansia e depressione. Gli studi dicono che “circa il 50% delle recidive si manifestano entro i primi 2 anni dall’esordio psicotico, mentre l’80% entro i primi 5 anni”. E temere la ricaduta diventa un possibile fattore di rischio per la ricaduta stessa. Ma sviluppare life skills - cioè quelle capacità di comportamento che consentono alle persone di affrontare le sfide della vita quotidiana - e conoscere il proprio nemico è un vantaggio significativo quando si conduce una battaglia.
L’argomento è stato al centro dell’intervento di Ornella Bettinardi, psicologa-psicoterapeuta del Dipartimento di Salute Mentale -Dipendenze Patologiche dell’Ausl Piacenza, durante l’incontro di giugno della Consulta regionale per la Salute Mentale dell’Emilia-Romagna. La paura delle ricadute, il considerarle un evento catastrofico e l’ipervigilanza verso questa minaccia alimenta un circolo vizioso fatto di evitamento, di ritiro comportamentale e di richiesta di aiuto tardiva.
Cosa fare allora per evitarle? Le evidenze disponibili sugeriscono di adottare “interventi psicosociali, di psicoeducazione, interventi di psicoterapia di tipo cognitivo comportamentale e terapie farmacologiche a basso dosaggio”. Inoltre è importante coinvolgere anche i familiari. “Occorre poi normalizzare il concetto di ricaduta, fornire al paziente informazioni costruttive e di problem solving, mantenere viva la sua motivazione e la sua speranza, insegnare a identificare precocemente i segnali di allarme ed elaborare insieme un piano per prevenire oppure affrontare la ricaduta”. Perché può capitare, e bisogna metterlo i conto. Ma è importante favorire anche il percorso di recovery del paziente, ossia la sua ripresa verso il ritorno a una vita comunque significativa, alimentando o stabilizzando tutto quello che puo essere di aiuto: stile di vita sano, casa, studio, lavoro, relazioni sociali, interessi, tempo libero.
Di presa in carico, percorsi di cura, remissione dei sintomi, ricadute e recovery parlano anche le nuove “Linee di indirizzo regionali per la promozione della salute e del benessere nelle persone con alto rischio di psicosi o alla prima manifestazione psicotica”, messe a punto a maggio 2024 per ridurre lo stigma associato alla malattia e garantire interventi specifici appropriati a chi soffre di questi disturbi.