Nuova sede e orari dello “Sportello d'ascolto: noi ci siamo” di Imola
Gestito dalla cooperativa sociale Tragitti all’interno della Comunità diurna per la salute mentale Franca Ongaro Basaglia, ad accogliere chi ha bisogno di parlare ci sono tre Esperti in supporto fra pari e due educatrici che si alternano tra loro
di Mirko Melandri
IMOLA - Nuova sede e orari per lo"Sportello d'ascolto: noi ci siamo”, a Imola, un luogo dove cercare un aiuto utile a fare chiarezza su ciò che riguarda la propria salute mentale o quella di un proprio caro in rapporto con i servizi di psichiatria. Si trova all’interno della Residenza “Casa Franco Basaglia” (via Piratello 9) ed è attivo il mercoledì dalle 15 alle 17. Ma centrale è anche il bisogno di un confronto con chi ha alle spalle un'esperienza di sofferenza psichica. Il riferimento è all'Esp (Esperto in supporto fra pari), che presidia lo sportello insieme a un'educatrice del centro diurno gestito dalla cooperativa sociale Tragitti. Una figura esperta per esperienza, che ha fatto un percorso di recovery e ha seguito un corso di formazione per poter orientare gli utenti. Nello specifico si alternano in presenza Andrea, Federico e Mirko come Esp, e Silvia insieme a Noemi come educatrici. “Ci siamo passati” è lo slogan, che identifica un percorso comune e la disponibilità ad ascoltare, a confrontarsi, a supportare.
“La realizzazione dello sportello di ascolto è frutto di un percorso che nasce anni fa con l'interesse per iniziative di valorizzazione del sapere degli utenti sviluppate in altre regioni italiane e, successivamente, anche sul nostro territorio – spiega Alba Natali, direttore dell’Unità di Psichiatria adulti dell'Ausl di Imola –. Penso in particolare all'esperienza degli Ufe (Utenti e familiari esperti), nata all'interno del Servizio di salute mentale di Trento, che abbiamo conosciuto e accolto. Il protagonismo delle persone che frequentano i servizi di salute mentale sono un valore e una realtà da sostenere. Lo sviluppo del percorso Esp nasce nell'ambito di questa filosofia di fondo ed è coerente con il modello di salute mentale di comunità. La volontà di alcuni componenti del nostro servizio, del privato sociale e di associazioni di utenti e familiari, tramite il Cuf, è poi riuscita a concretizzarsi anche in un progetto reale come questo sportello di ascolto, nato da poco per ampliare la rete attraverso cui i cittadini possono avere informazioni e risposte sui temi della salute mentale in modo più informale. Ma l'esigenza è anche quella di aprire sempre di più il servizio agli utenti ed ai loro famigliari, poiché crediamo nell'apporto di chi sta attraversando o ha attraversato momenti di sofferenza e difficoltà per implementare un processo di democratizzazione e umanizzazione delle cure”.
Patrizia Turci, presidente della cooperativa Tragitti racconta della collaborazione con il Csm. “Una sinergia che viene da lontano, dalla metà degli anni ‘80, come associazione di familiari prima e come cooperativa successivamente, all’interno di quel processo virtuoso che ha portato alla chiusura dell’Ospedale psichiatrico di Imola. Da quel momento, attraverso la gestione dei servizi, la collaborazione è proseguita fino ad oggi. La lunga storia di condivisione ha creato una modalità di lavoro e un linguaggio comuni che facilitano il perseguimento di obiettivi condivisi attraverso la co-progettazione. Lo sportello d’ascolto nasce dunque all’interno di progetti di comunità, in un’ottica di integrazione delle competenze che permettono un’accoglienza e una risposta a 360 gradi alle persone che vi accedono”. E ancora: “Lo sportello nasce in via sperimentale, con una durata predefinita e sarà oggetto di una verifica finale che permetta di analizzare i dati raccolti ed effettuare i miglioramenti necessari. A oggi possiamo dire che occorre più visibilità e una pubblicizzazione maggiormente mirata e più capillare”. Infine, un pensiero sugli Esp: “Credo che questa figura, debitamente formata, sia una grande risorsa e un valore aggiunto per i servizi”.
Tra gli Esp che si impegnano allo Sportello d’ascolto c’è Federico. “Come Esp penso di poter essere, allo stesso tempo, un punto di appoggio e un pungolo per responsabilizzare l'utente rispetto alla propria condizione di disagio. L’Esp può essere utile perché portatore di un bagaglio di esperienza che lo guida nel porsi in posizione di aiuto rispetto all'utente. Penso però che si debba calcare la mano con i professionisti del Csm, facendosi promotori di un servizio che sia più concreto e specifico, perché penso che il semplice ascolto sia un po' troppo generico”. Il suo collega Andrea gli fa eco: “Offriamo una possibilità di ascolto in un clima di fiducia e di non giudizio, utilizzando tutta l'empatia di cui siamo capaci. Come Esp prendo spunto spesso dalla mia esperienza personale, e dalla mia storia di recovery, per dare una speranza che la vita può trasformarsi in maggior benessere e qualità”. Andrea è stato l'unico ad accogliere una coppia di genitori: “È stata un'esperienza formativa, anche se faticosa. C'era bisogno di ascoltare a lungo, c'è voluta molta concentrazione. Alla fine abbiamo dato loro un'indicazione pratica: un gruppo di auto mutuo aiuto composto da famigliari”.
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