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La buona psichiatria? È quella attenta anche alla salute sessuale

La buona psichiatria? È quella attenta anche alla salute sessuale

Gli psicofarmaci possono causare gravi disagi alla vita sessuale. Altre volte, invece, le persone con psicopatologie presentano disfunzioni indipendentemente dalla terapia assunta. Il tema è stato al centro di un seminario organizzato dall’Ausl di Parma

di Michela Trigari

PARMA - “In uno studio effettuato tempo fa da Pfizer e legato all’ingresso del Viagra sul mercato, Italia e Regno Unito sono risultati tra i Paesi in cui i medici si disinteressano maggiormente della vita sessuale dei propri pazienti”. La precisazione arriva da Stefano Sanzovo, psichiatra e specialista in psicologia clinica del Centro di salute mentale di Treviso, nonchè terapeuta del Centro italiano di Sessuologia. “Ma per i nostri pazienti, che spesso vivono una difficoltà della sfera sessuale anche prima di entrare in terapia, è bene che questo non succeda”. Per questo chi lavora nei Dipartimenti di Salute metale-Dipendenze patologiche deve essere ben formato e informato anche su questo argomento. Il tema è stato al centro di un recente seminario online organizzato dall’Ausl di Parma e intitolato “Terapia psicofarmacologica e sessualità: salute mentale e salute sessuale”: il dottor Sanzovo è uno dei relatori.

Le terapie psicofarmacologiche possono causare gravi disagi alla vita sessuale, fino a portare i pazienti con problemi di salute mentale a volerle sospendere. Altre volte, invece, le persone con psicopatologie presentano disfunzioni sessuali indipendentemente dai farmaci assunti. Pertanto, quando ci si trova di fronte a una problematica di natura sessuale in una persona in trattamento con psicofarmaci, risulta molto importante valutare se questa condizione rappresenta un effetto collaterale della terapia oppure se è l'espressione del disturbo psichiatrico sottostante, oppure se è indipendente da entrambi i fattori (essendo preesistente o comunque non correlata a essi).

“Ci sono precise aree del cervello coinvolte a livello sessuale, alcune variabili fisiche interagenti come l’età, la differenza di genere, la menopausa, l’andropausa o le altre interferenze sugli ormoni e diverse sostanze chimiche interessate, ossia i neurotrasmettitori, come le endorfine, la serotonina, la dopamina e l’ossitocina – spiega il dottor Sanzovo –. Ma ad incidere sulle principali disfunzioni sessuali (per esempio calo del desiserio, disfunzione erettile, eiaculazione precoce) sono anche l’abuso di alcol e sostanze, le malattie croniche e i trattamenti cronici, i problemi economici o familiari, lo stress, le problematiche di tipo emotivo, affettivo e relazionale, la depressione e l’ansia”.

E poi ci sono i farmaci a influire sulla funzione erotica: “Per esempio i colinercigi e i noradrenergici hanno una funzione attivante, mentre i serotoninergici hanno una funzione inibente”. Gli psichiatri sono tenuti a saperlo e devono mettere al corrente il proprio paziente dei possibili effetti indesiderati. Ma cosa fare se uno psicofarmaco prova disfunzioni sessuali? “Si può ridurre la dose, fare per un po’ una specie di vacanza dalla terapia, attendere che si sviluppi tolleranza al farmaco, provare a sostituirlo, associare sedute di psicoterapia cognitivo comportamentale o di psicoeducazione”, dice il dottor Sanzovo.

Molto dipende dal tipo di patologia. Nei casi di schizofrenia, per esempio, “che generalmente determina iposessualità soprattutto negli uomini, è buona cosa lavorare sulle abilità sociale dei pazienti attraverso giochi di ruolo formativi condotti da operatori, e fare attenzione agli effetti degli antipsicotici sulla prolattina”. Diverso invece il caso del disturbo bipolare, “che spesso è associato a ipersessuaità”. Comunque, “per affrontare al meglio le patologie dei nostri pazienti, non dobbiamo mai dimenticare di suggerire il ricorso a una visita urologica o ginecologica per escludere complicanze fisico-organiche e di chiedere se esistono altre malattie che potrebbero eventualmente incidere sulla loro sfera sessuale”.

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