Finora l'abbiamo fatto in modo sporadico. D'ora in poi, invece, vogliamo iniziare a parlare sempre più spesso di casa e lavoro. Due argomenti che, per chi soffre di problemi di salute mentale, non sono mai semplici
a cura della redazione
Non è facile per le persone che soffrono di problemi di salute mentale vivere in modo autonomo e indipendente (un po' per "colpa" della patologia e un po' per colpa delle poche risorse disponibili) e non è facile nemmeno trovare un lavoro neanche all'interno dei percorsi previsti per le condizione di fragilità e vulnerabilità. Finora abbiamo parlato in modo sporadico di questi due argomenti. D'ora in poi, invece, vogliamo iniziare a parlarne sempre più spesso.
Sul versante casa, le persone in carico ai servizi psichiatrici possono contare su strutture residenziali, sull'abitare supportato e piano piano su modalità un po' più innovative, come ad esempio la domiciliarità sostenuta dal budget di salute, le soluzioni di coabitazione che mettono in comune risorse per la quotidianità (come cuochi e personale per le pulizie) el’inserimento eterofamiliare supportato di adulti (IESA) presso famiglie disposte all’accoglienza.
Sul fronte occupazionale, invece, si auspica che i "classici" percorsi d’inserimento formativo e lavorativo, promossi dai servizi di salute mentale e prevalentemente orientati a un modello protettivo, vadano sempre più verso il modello dell'IPS (Individual Placement and Support), un moderno programma di riabilitazione professionale che prevede che l’utente si rapporti e si inserisca nel mercato del lavoro - al di fuori del circuito psichiatrico - e possa trovare un impiego in quasi totale autonomia.
Nei prossimi mesi andremo ad approfondire più da vicino queste tematiche.