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Psicosi all’esordio: l’importanza di intervenire il prima possibile e non solo con i farmaci

Psicosi all’esordio: l’importanza di intervenire il prima possibile e non solo con i farmaci

Nuove proposte di revisione delle raccomandazioni regionali e un progetto ad hoc per ridurre il periodo di malattia non trattata e tutte le sue conseguenze negative

di Michela Trigari 

BOLOGNA - Marta ha 16 anni. «Arriva in consultazione spinta dai genitori, preoccupati perché la figlia si è chiusa diverse volte in bagno e si è autoinflitta piccoli tagli sulle braccia con una lametta. Tende a confondere i propri pensieri, sentimenti o tratti della personalità con quelli di altre persone. Riferisce che, almeno un paio di volte a settimana, le capitata di udire i suoi stessi pensieri come se fossero espressi ad alta voce fuori dalla sua testa. Afferma di rendersi conto che avviene “tutto nella sua mente”. In alcune occasioni, ha visto delle ombre nella sua stanza che le sembravano delle persone reali. Dice di sapere che si tratta di una specie di allucinazione e che probabilmente “sta impazzendo”». La storia di Marta è stata raccolta da Sara Basso nel 2022 nella sua tesi di laurea in Psicologia clinica dello sviluppo all’Università di Padova, intitolata “La psicopatologia degli stati mentali a rischio di psicosi in età evolutiva”.

Quando i disturbi psicotici sorgono in giovane età, la diagnosi tempestiva diventa importantissima per ridurre il periodo di malattia non trattata e tutte le sue non facili conseguenze. La Regione Emilia-Romagna, con il “Progetto Esordi Psicotici”, offre alle persone in età compresa tra 18 e 35 anni e alle loro famiglie un programma terapeutico specifico fatto di più componenti: identificazione di un operatore di riferimento-garante dell’applicazione del percorso terapeutico integrato, interventi farmacologici, psicoterapici e di psico-educazione (questi rivolti anche ai familiari e quando possibile a domicilio), informazioni sull’importanza di una corretta alimentazione e dell’attività fisica regolare, programmi di inclusione sociale finalizzati alla ripresa dello studio, alla gestione gratificante del tempo libero, al lavoro e più in genrale alla recovery.

Ma le proposte di revisione 2023 delle raccomandazioni regionali (70 in più rispetto a quelle del 2016), parlano di un’età di esordio delle psicosi abbassata a 15 anni, di tenere sott’occhio alcuni target di popolazione a rischio (soprattutto chi fa uso di sostanze, chi soffre di disturbi di personalità, donne e migranti), di telemedicina e dell’importanza di una formazione specifica per i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, gli operatori dei servizi pubblici e privati e gli psicologi delle scuole. Le nuove proposte di revisione, ancora in fase di discussione, sono state al centro dell’ultimo incontro della Consulta regionale per la Salute Mentale dell’Emilia-Romagna e di un seminario online organizzato a metà dicembre dal Dipartimento di Salute mentale-Dipendenza patologiche dell’Ausl di Parma.

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Si ringrazia la Regione Emilia-Romagna

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