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Psicopatologia e adolescenza: le best practice in Emilia-Romagna

Psicopatologia e adolescenza: le best practice in Emilia-Romagna

Un convegno organizzato dall’Ausl di Piacenza, con al centro il n. 11 della rivista “Sestante”, per fare il punto sulle buone prassi regionali tra urgenze e quotidianità dei servizi

 di Michela Trigari

PIACENZA – Il covid e la post pandemia lo hanno dimostrato: difficoltà di socializzazione e ritiro sociale, disregolazione emotiva, disturbi del comportamento alimentare, abuso di psicofarmaci e sostanze sono in aumento tra gli under 18, con un abbassamento dell’età di esordio della psicopatologia e un aumento della richiesta in emergenza. E i servizi pubblici di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, così come sono strutturati oggi, non bastano più a far fronte al disagio dei ragazzi, che sempre più spesso vengono presi in carico dal territorio con disturbi già più che conclamati necessitando quindi anche di interventi di ospedalizzazione vera e propria. Di psicopatologia e adolescenza, e soprattutto di best practice regionali tra urgenze e quotidianità dei servizi, ha fatto il punto un convegno organizzato di recente dall’Ausl di Piacenza con al centro il n. 11 di “Sestante”, rivista di valutazione nella salute mentale, dipendenze patologiche e salute nelle carceri della Regione Emilia-Romagna.

Come se non bastasse, «si registra una quasi totale assenza di posti letto dedicati – gli Spdc e la pediatria non sono preparati a far fronte a questo tipo di utenza – unita a una grave carenza post dimissioni di comunità terapeutiche residenziali o semi-residenziali in grado di reinserire il minore nel suo contesto di vita abituale», commenta Massimo Rossetti, neuropsichiatra infantile, direttore del DSM-DP dell’Ausl di Piacenza. «Anche se i percorsi diagnostico terapeutico assistenziali, gli sportelli di ascolto nelle scuole, la prevenzione di prossimità e di comunità, le unità di strada, la collaborazione con i servizi sociali e il terzo settore, il coinvolgimento attivo dei genitori e la formazione di équipe specifiche stanno cercando di fare al meglio il proprio lavoro». Contro «fenomeni di autolesionismo e tentato suicidio serve poi uno screening nei pronto soccorso pediatrici per cercare di far emergere il rischio nascosto, insieme a una terapia psicologica e farmacologica (con relative paure di stigma, dipendenza, effetti collaterali), per costruire un percorso multifattoriale condiviso e sottoposto a valutazione periodica», aggiunge Stefano Costa, responsabile dell’Unità di Psichiatria e psicoterapia dell’Età evolutiva del DSM-DP dell’Ausl di Bologna.

Per quanto riguardano le buone prassi, invece, si segnala l’esperenza del Centro Disturbi del comportamento alimentare dell’Ausl di Reggio Emilia. «Con le innovazioni nate dall’esperienza della pandemia, attraverso servizi di video-medicina a casa dei ragazzi durante il pasto, con cibo familiare e il coinvolgimento dei genitori, siamo arrivati a garantire due/tre pasti assistiti domiciliari al giorno, con una maggiore partecipazione degli utenti della montagna», spiega la psicoterapeuta Anna Maria Gibin. Dimostrando che «con gli adolescenti gli interventi online possono funzionare». Lavora bene anche il Centro di ascolto e consulenza per adolescenti e giovani adulti del SerDP di Cesena. E lo fa attraverso «interventi psicologici, socio-educativi e non farmacologici, con pochissimi casi di ricorso alla comunità, per contrastare i problemi di abuso di cannabis associati ad abuso di alcol legati soprattutto a vulnerabilità, ansia e depressione», dice Marusca Stella, psicoterapeuta dell’Ausl della Romagna.

Unica nel suo genere in regione è poi la Residenza a trattamento intensivo/post-acuzie per minori “Aven” di San Polo di Torrile, una struttura dotata di 8 posti letto più un posto aggiuntivo dedicato alle emergenze e pronte accoglienze. A illustrarne il funzionamento è Antonella Squarcia, direttrice dall'Unità di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ausl di Parma. I ragazzi trascorrono lì le loro giornate tra le attività scolastiche, quelle terapeutico-riabilitative, le attività ricreative-socializzanti e la gestione domestica della quotidianità. Vengono organizzate uscite per fare piccole spese, per andare al ristorante, a teatro o in palestra e ogni ospite può ricevere visite tutti i giorni, dalle 16 alle 19, previo accordo con l’équipe.

Focus, infine, sul Centro adolescenti dell’Ausl di Ferrara, nato un anno fa per «intercettare il malessere giovanile ed evitarne l’acutizzazione oppure per accompagnare i ragazzi verso i servizi nel caso di patologia già conclamata. Collocato all’interno dello Spazio Giovani dell’Azienda Usl, offre la possibilità di consulenze anche ai familiari e propone interventi rapidi, brevi e integrati con le agenzie educative del territorio», conclude Cristina Meneghini, psicologa del Dipartimento di Cure Primarie ferrarese. Da ultimo si ricordano le Raccomandazioni regionali circa i “Percorsi di cura di salute mentale per gli adolescenti e i giovani adulti” e la circolare n. 1 del 07/02/2017 della Regione Emilia-Romagna.

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