Argomento di questo numero: la solitudine. All'interno un inserto sugli hikikomori, ovvero quegli adolescenti e giovani adulti che decidono di isolarsi dalla vita sociale per lunghi periodi di tempo
a cura della redazione
BOLOGNA - È uscito il primo numero 2023 de Il Faro, la voce del disagio psichico di Bologna. Sul numero di gennaio si parla di solitudine: pensieri e parole, riflessioni in libertà, poesie, racconti, contribuiti dai gruppi di scrittura. E ancora: commenti, libri, film, canzoni, fotogallery. «In vita mia non ho sofferto in modo particolare la solitudine, anzi spesso la ricerco, per poter mettere in ordine i pensieri e riflettere sui perché e per come della giornata», scrive nell'editoriale Fabio Tolomelli. «Probabilmente è una propensione legata alla mia scarsa capacità attentiva quando appunto sono all’interno di gruppi. Stare attento per me è da sempre una fatica incredibile, perché per quanto mi impegni a organizzare il contenuto di quanto si sta dicendo non riesco a concretizzarlo. E così, quando la fatica diventa troppo alta, finisco col fuggire, rifugiandomi in fantasie, sogni, o pensieri avulsi dalla realtà. Questo isolamento cercato, e in parte indotto, mi è un po’ di sollievo, perché supero momentaneamente la fatica di stare attento, ma allo stesso tempo genera in me un forte senso di colpa, di inadeguatezza e di incapacità relazionale. Però mi piace molto stare in compagnia e concordo con ciò che diceva Padre Marella: “La felicità non è mai al singolare”».
Sul n. 1/2023 de Il Faro si segnala inoltre un inserto sugli hikikomori, ovvero quegli adolescenti e giovani adulti che decidono di isolarsi dalla vita sociale per lunghi periodi di tempo, a cura di Ama Hikikomori, un'associazione che prova a occuparsi del problema attraverso gruppi di auto mutuo aiuto. All'interno si trovano anche le testimonianze di un padre e di una madre, le difficoltà loro e dei loro figli, la frustrazione, il senso di colpa, il giudizio degli altri. «All’inizio è prevalsa in noi la paura dell’abbandono scolastico - si legge -. Poi è arrivata la rabbia: eravamo arrabbiati perché non capivamo il suo atteggiamento e pensavamo che fosse impossibile che una cosa del genere accadesse a lei. Poi è arrivata la paura, paura per il suo stato mentale e per quello fisico, dato che era dimagrita tantissimo e temevamo subentrasse una forma di anoressia o di depressione. [...] Ora per fortuna le cose vanno molto meglio: Sole - il nome è di fantasia, ndr - non chiude più a chiave la porta della sua stanza (anche se nessuno di noi entra senza il suo permesso), è sorridente, parla e scherza con noi, ha reso più normali i ritmi del sonno e conduce, in famiglia, una vita piuttosto normale». Ma «resta sempre l’incognita del suo futuro».